Il Consiglio del Lazio si insedia, ma c’è l’incognita sui quattro sottosegretari

5' di lettura 13/03/2023 - ROMA - Baci, abbracci, selfie, foto di gruppo, i corridoi della Pisana pieni come accade solo nel primo giorno di scuola e popolati anche da pezzi della politica nazionale (come il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli, il deputato e senatore di Fdi, Luciano Ciocchetti e Andrea De Priamo, oltre ad Arianna Meloni, punto di riferimento del "mondo tricolore").

Un clima di festa ma che nasconde diverse fibrillazioni sia nel centrodestra che nel centrosinistra, quello che si è vissuto nella prima seduta della dodicesima legislatura del Consiglio regionale del Lazio. Alcune sono emerse palesemente durante le votazioni per l'elezione dell'ufficio di presidenza. Non quella relativa al presidente Antonello Aurigemma, che alla seconda chiamata ha preso ben più dei 31 voti che gli sarebbero bastati: alla fine sono stati 36, grazie anche all'apporto del centrosinistra, in particolare di Azione-Italia Viva (2 consiglieri) e del PD. Ma già quando si è arrivati a scegliere i vicepresidenti i conti non sono tornati nella maggioranza. Pino Cangemi è rimasto un voto sotto il "quorum" dei 31 consiglieri della maggioranza. Il leghista avrebbe puntato a ben altro ruolo (la presidenza o un assessorato) e non lo ha nascosto su Facebook: "Forse avevo altre aspettative visto lo straordinario risultato elettorale- ha scritto il vicepresidente vicario- Primo degli eletti nel Lazio con oltre 15mila preferenze… (anche rispetto agli eletti nella Regione Lombardia)- ha scritto il leghista neo vicepresidente vicario- Ma in politica ci sta anche questo… Ora però andiamo avanti e pensiamo al governo della nostra regione cosi come promesso in campagna elettorale e come dice Cristiano Leon, mio figlio 'un round alla volta'". La Lega, come pure Forza Italia, ha avuto solo due posti in Giunta, perché Fratelli d'Italia non ha voluto mollare la presidenza dell'aula oltre ai 6 assessorati. E lo stesso schema, nel senso di ripartizione dei pesi tra alleati, pare destinato a ripetersi sulle commissioni. Con FdI che chiederebbe per sé 7 presidenze e le altre 4 "di maggioranza" a Lega, FI, Udc e Lista Rocca. Le altre 2 (Vigilanza sul pluralismo dell'informazione e Trasparenza) spettano alle opposizioni, come pure la presidenza del Comitato regionale di Controllo Contabile e il Comitato per il monitoraggio dell'attuazione delle leggi.Il vero nodo per cercare di riequilibrare i pesi è rappresentato dai 4 sottosegretari che andrebbero a integrare la Giunta. Secondo quanto risulta all'Agenzia Dire, Rocca, che punta a fare giunte itineranti nel Lazio, oggi avrebbe garantito che verranno fatti: uno per ogni partito. Ma non sarà facile spiegarlo (i costi aumenteranno e lo stesso governatore ha già denunciato gli squilibri nei conti del Lazio) e non saranno rapidi i tempi. Infatti, serve una modifica allo Statuto con doppia votazione in Consiglio regionale a distanza di due mesi l'una dall'altra. In mezzo a tutto ciò entro un mese al massimo l'Aula dovrà approvare un bilancio "tecnico", anche per consentire le assunzioni del personale esterno nei gruppi e in Giunta, e poi, verso luglio (presumibilmente), un assestamento di bilancio più "politico". In quell'occasione potrebbero essere "infilati" i sottosegretari, sempre che prima ci sia stata la modifica dello Statuto. Ma i tempi sono strettissimi. L'allargamento, di fatto, della Giunta aiuterebbe a risolvere qualche mal di pancia nel centrodestra. Come quello, ad esempio, dell'Udc, rimasto fuori dall'esecutivo e che al momento, al massimo, potrà avere una presidenza di commissione. Motivo per il quale l'unico esponente dello scudo crociato, Nazareno Neri, ha sostanzialmente annunciato l'appoggio esterno: voterà solo i provvedimenti previsti dal programma di Rocca, sul resto si vedrà. È altrettanto vero però che la scelta dei sottosegretari aprirà discussioni dentro alcuni partiti. Ad esempio Forza Italia, dove l'ala romana riconducibile a Claudio Lotito (che ha eletto Giorgio Simeoni, prossimo alla nomina di capogruppo), cercherà di avere la meglio su quella di Tajani, che non è riuscito a fare eleggere nessun consigliere. Per quanto riguarda le commissioni, il quadro è ancora da definire ma Marco Bertucci (FdI) e Angelo Tripodi (confermato capogruppo della Lega) salvo sorprese in extremis avranno la presidenza della Bilancio e della Sanità. Posti sicuri nel ruolo più importante anche per Laura Corrotti, Enrico Tiero (molto contrariato per la scelta di Elena Palazzo, arrivata dietro di lui alle elezioni, come assessora all'Ambiente), Edy Palazzi, Alessia Savo (per Fdi), Cosmo Mitrano (FdI), lo Nazareno Neri e Mario Luciano Crea della Lista Civica Rocca. Sempre in tema di commissioni e fibrillazioni, anche nel centrosinistra c'è qualche crepa da sanare. La scelta di optare per il pentastellato Valerio Novelli come segretario d'aula spettante alle minoranze ha scatenato le polemiche di Italia Viva-Azione che, a differenza del 5S, era nella coalizione di centrosinistra che ha sostenuto lo sconfitto Alessio D'Amato. Le commissioni possono rappresentare per il Terzo Polo una camera di compensazione, alla quale però guardano con attenzione anche i Verdi-Sinistra rappresentati in Aula da Claudio Marotta e che non vogliono restare fuori. Tuttavia, il PD punterebbe a dare tre presidenze a Enrico Panunzi, Eleonora Mattia e Marta Bonafoni, quest'ultima non iscritta al partito ma in predicato di entrare nella segreteria Dem nel nuovo corso targato Elly Schlein. I conti, al momento, non tornano.

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Questo è un lancio di agenzia pubblicato il 14-03-2023 alle 08:08 sul giornale del 14 marzo 2023 - 16 letture

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